Prime note sull’ipotesi di pubblicità on-line dei dati reddituali

Stando a fonti giornalistiche, nel pacchetto di modifiche approntato dal Governo alla c.d. manovra di agosto è contenuta anche la norma che prevede la pubblicazione on-line dei dati reddituali. Nello specifico il testo dell’emendamento è il seguente (omessa la parte che non interessa):

dopo il comma 12 sono inseriti i seguenti:
“12-bis. [omissis]
12-ter. Al fine di rafforzare gli strumenti a disposizione dei comuni per la partecipazione
all’attività di accertamento tributario, all’articolo 44 del d. P.R. 29 settembre 1973, n. 600, sono
apportate le seguenti modificazioni:
a) [omissis]
e) infine, è aggiunto il seguente comma: “Con decreto del presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, d’intesa con la Conferenza Stato- Città ed autonomie locali, sono stabili[ti] criteri e modalità per la pubblicazione, sul sito del comune, dei dati relativi alle dichiarazioni di cui al comma secondo, anche con riferimento a determinate categorie di contribuenti ovvero di reddito. Con il medesimo decreto sono altresì individuati gli ulteriori dati che l’Agenzia delle entrate mette a disposizione dei Comuni e dei Consigli tributari per favorire la partecipazione all’attività di accertamento, nonché le modalità di trasmissione idonee a garantire la necessaria riservatezza.”
 

Sull’argomento va ricordata la precedente decisione del Garante del 6 maggio 2008, alcune e rilevanti però le differenze. All’epoca si era trattato di una pubblicazione on-line dei redditi in maniera centralizzata, senza filtro e fondata su un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate. Da qui le due criticità rilevate dal Garante, inerenti il fondamento giuridico ed il rispetto del principio di proporzionalità.

Sul primo punto l’autorità, richiamando gli artt. 69, c. 4 ss., d.p.r. 600/1973 e 66-bis, d.p.r. 633/1972, aveva ricordato come fosse la fonte legislativa a disciplinare le modalità di conoscibilità dei dati e come le disposizioni contenute nel Codice dell’amministrazione digitale, incentivanti l’uso delle tecnologie informatiche nella gestione dei dati da parte della PA, non costituissero sufficiente fondamento per tale divulgazione. Il Codice stesso faceva infatti espressamente salvi i limiti alla conoscibilità dei dati derivanti da leggi e regolamenti (v. art. 69 d.p.r. 600/1973), nonché le norme in tema di protezione dei dati personali (artt. 2, c. 5, e 50 d.lgs. 7 marzo 2005, n. 82). Ad oggi, se l’emendamento in questione venisse approvato, la situazione sarebbe differente posto che ci troveremmo in presenza di una nuova ed ulteriore forma di pubblicità ex lege, dato che la modifica non incide sulle previsioni già contenute nell’art. 69, c. 4 ss., d.p.r. 600/1973 (allora richiamato dal Garante ed ancora vigente), bensì vi si aggiunge.

Sul secondo punto il Garante aveva valutato la proporzionalità tenendo conto che, a differenza di quanto precisato dal citato art. 69, d.p.r. 600/1973, i dati erano consultabili in maniera centralizzata e non presso ciascun ambito territoriale interessato (divenendo fruibili “liberamente su tutto il territorio nazionale e all’estero”), osservando inoltre che tale modalità di divulgazione “non traspariva dalla generica informativa resa ai contribuenti nei modelli di dichiarazione” per l’anno interessato. Circa le modalità di divulgazione era stata altresì rilevata l’assenza di filtri specifici, con conseguente possibilità di scaricare agevolmente copie degli interi elenchi senza garanzia del rispetto dei limiti temporali di consultazione previsti dall’art. 69.

Il testo dell’emendamento par tener in conto di questi rilievi laddove prevede una pubblicazione non centralizzata, bensì sul sito di ogni comune, e rinvia ad un successivo decreto del presidente del Consiglio dei Ministri per la definizione dei criteri e delle forme di pubblicazione. In tale sede sarà possibile affrontare la questione dei filtri, del riuso dei dati, delle tipologie di formati con cui verranno rilasciati i dati e dell’estensione di tale forma di pubblicità alle diverse tipologie di informazioni reddituali.

Agendo con oculatezza, non dovrebbe esserci troppo scandalo nel rendere pubblici i macro-dati reddituali individuali. A tal riguardo, tralasciando lo sfavore verso norme di tal fatta indotto dalla dedizione (di non pochi) all’evasione/elusione, il vero problema per la tutela dei dati potrebbe derivare dal riuso degli stessi. In primo luogo il pensiero va alla profilazione per finalità commerciali, ma qui il futuro provvedimento potrebbe porre limiti specifici. Guardando in generale, si presentano però gli interrogativi propri della gestione della public sector information che si riallacciano al difficile rapporto fra data protection e riutilizzo. Rapporto che ruota attorno all’informativa, alla compatibilità (meglio sarebbe non incompatibilità) con i fini della raccolta, all’ammissibilità di un uso commerciale dei dati pubblici.

Nello specifico non vanno poi dimenticati, in un’ottica di armonia sistematica, i limiti vigenti posti dall’art. 69, c. 6 s., d.p.r. 600/1973, ai sensi del quale la “tradizionale” pubblicità dei dati in questione prevede un limite temporale (un anno), l’accesso circoscritto alle informazioni (solamente “nei modi e con i limiti stabiliti dalla disciplina in materia di accesso ai documenti amministrativi di cui agli articoli 22 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, dalla relativa normativa di attuazione, nonché da specifiche disposizioni di legge”), su cui si veda Gar., 18 febbraio 2010. Infine va analogamente ricordato il caveat del Garante che si legge nel provvedimento del 2008: “qualora il Parlamento e il Governo intendessero porre mano a una revisione normativa della disciplina sulla conoscibilità degli elenchi dei contribuenti anche in rapporto all’evoluzione tecnologica, si porrà l’esigenza di individuare, sentita questa Autorità, opportune soluzioni e misure di protezione per garantire un giusto equilibrio tra l’esigenza di forme proporzionate di conoscenza dei dati dei contribuenti e la tutela dei diritti degli interessati”.

Sull’argomento si veda anche la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea nella causa C-73/07.

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