Alcune note sul caso Google e il diritto all’oblio

La decisione della Corte di giustizia dell’Unione Europea riapre il dibattito sul diritto all’oblio (Mantelero, 2013).
Nello specifi, la Corte ha affermato:

“As the data subject may, in the light of his fundamental rights under Articles 7 and 8 of the Charter, request that the information in question no longer be made available to the general public on account of its inclusion in such a list of results, those rights override, as a rule, not only the economic interest of the operator of the search engine but also the interest of the general public in having access to that information upon a search relating to the data subject’s name. However, that would not be the case if it appeared, for particular reasons, such as the role played by the data subject in public life, that the interference with his fundamental rights is justified by the preponderant interest of the general public in having, on account of its inclusion in the list of results, access to the information in question”.
L’aspetto più controverso della decisione è rappresentato dalla valutazione degli interessi contrapposti (diritto all’oblio e libertà di espressione) ( Zittrain , 2014). In proposito, la Corte suggerisce che una “supervisory authority or judicial authority” può ordinare ad un motore di ricerca “to remove from the list of results displayed following a search made on the basis of a person’s name links to web pages published by third parties containing information relating to that person”. Tuttavia, le disposizioni della direttiva 95/46/CE non paiono escludere che la medesima richiesta di cancellazione possa altresì essere direttamente avanzata dalla persona interessata. In questo caso, per evitare un contenzioso (ed un eventuale richiesta di danni), i motori di ricerca dovrebbero prontamente realizzare una valutazione comparativa degli interessi in conflitto, ovvero il diritto all’oblio ed il diritto ad informare e ad essere informati. Una simile valutazione pare tuttavia più competere alle autorità giudiziarie o alle data protection authorities che ad una società privata.

È pur vero che in passato le autorità garanti hanno ordinato ai media online di modificare il file robot.txt al fine di non rendere specifici contenuti indicizzabili dai motori di ricerca. In questi casi, al fine di assolvere alle istanze dell’interessato, una valutazione comparativa degli interessi poteva anche essere effettuata dai gestori del sito. Tuttavia qui eravamo in presenza di soggetti con competenze professionali e su cui gravano specifici doveri correlati all’esercizio della libertà di espressione. In tal senso i media sono indubbiamente in una posizione migliore rispetto ai motori di ricerca per addivenire ad un bilanciamento degli interessi contrapposti.

In ogni caso, l’aspetto positivo di questa decisione consiste nell’indurre a riconsiderare positivamente l’ articolo 17 della EU Proposal for a General Data Protection Regulation, che risulta essere più chiaro di quanto non sia lo scenario descritto da questa decisione. Questa disposizione ammette infatti una deroga specifica per la libertà di espressione e riconosce il ruolo svolto dai tribunali e dalle autorità garanti nel decidere quali dati devono essere cancellati. Infine, essa autorizza la Commissione a definire procedure e soluzioni dettagliate per eliminare le informazioni personali.

Dando una lettura “politica” della decisione, essa appare una sorta di “anticipazione” delle disposizioni della proposta UE, anche se fatta in una maniera tale da indurre le lobby a riconsiderare la loro opposizione contro il “right to erasure” come definito nella proposta.

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The EU Proposal for a General Data Protection Regulation and the roots of the ‘right to be forgotten’

Abstract

The EU Proposal for a General Data Protection Regulation has caused a wide debate between lawyers and legal scholars and many opinions have been voiced on the issue of the right to be forgotten. In order to analyse the relevance of the new rule provided by Article 17 of the Proposal, this paper considers the original idea of the right to be forgotten, pre-existing in both European and U.S. legal frameworks. This article focuses on the new provisions of Article 17 of the EU Proposal for a General Data Protection Regulation and evaluates its effects on court decisions. The author assumes that the new provisions do not seem to represent a revolutionary change to the existing rules with regard to the right granted to the individual, but instead have an impact on the extension of the protection of the information disseminated on-line.

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0267364913000654

 

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Competitive value of data protection: the impact of data protection regulation on online behaviour

Abstract

  • The increasing demand from individuals to have their privacy respected or to take decisions about the management of their information assumes a significant role in business activities and it becomes an important element for building public trust in service providers.

  • In this scenario, keeping the focus of data protection only on the individual and his or her decisions is no longer adequate. If legislators consider data protection as a fundamental right, it is necessary to reinforce its protection in order to make it effective and not conditioned by the asymmetries which characterize the relationship between data subject and data controllers.

  • This aim is implemented by the EU proposal by means of three different instruments: data protection impact assessment, privacy by design/by default solutions, and the data minimization principle.

  • The competitive value of data protection can be assured and enhanced only if the user’s self-determination over personal data is guaranteed. From this point of view, countering the phenomena of data lock-in and ‘social’ lock-in is fundamental in order to offer privacy-oriented and trustworthy services, which increase user propensity to share data and stimulate the digital economy and fair competition.

International Data Privacy Law (2013), Oxford University Press

http://idpl.oxfordjournals.org/content/early/2013/07/14/idpl.ipt016.short

Pubblicato in dati personali, Internet, privacy

Sull’attuazione in Italia della cookie law e delle disposizioni sulla breach notification

Con il D.Lgs. 69/2012 il Governo, sulla base della delega contenuta nella legge comunitaria 20101, ha dato attuazione alle direttive 2009/136/CE2 e 2009/140/CE3. In particolare, limitatamente al tema delle presenti note, la prima delle due direttive ha apportato modifiche alla direttiva 2002/58/CE (c.d. direttiva e-privacy), incidendo sulle norme in materia di sicurezza del trattamento dati e su quelle concernenti i dispositivi volti ad archiviare informazioni o ad avere accesso a informazioni archiviate nell’apparecchio terminale di un abbonato o di un utente (quali in particolare i « marcatori elettronici », meglio noti come cookies).

(da A. Mantelero, Si rafforza la tutela dei dati personali: data breach notification e limiti alla profilazione mediante cookies, in Diritto dell’informazione e dell’informatica, 2012, 781-804)

continua qui: http://goo.gl/Wgdb4

 

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